Giusto giusto sette giorni fa si è “celebrata” la giornata mondiale contro il bullismo. Parole, storie, azioni, prese di posizione, testimonianze di persone che sono riuscite a fare sberleffi alle odiose bullette e agli odiosi bulletti che hanno angariato gli anni delle scuole elementari, medie, superiori e financo l’università. In fondo tutti noi bullizzati abbiamo tirato un sospiro di sollievo: per una giornata abbiamo avuto solidarietà. Proclami meritevoli, diciamolo.
Poi tutto torna come prima. E “come prima” fa schifo.
Su “La Stampa” di ieri abbiamo trovato un articolo di Maria Corbi, che ancora una volta ci dimostra che le/gli imbecilli non perdono mai tempo per dileggiare le persone e più sei in vista più sei target di queste/i. Si parla di una bella ragazza dai capelli color biondorame che si chiama Catharina-Amalia Beatrix Carmen Victoria d’Oranje-Nassau, figlia del re dei Paesi Bassi Willelm-Alexander. Tra qualche anno sarà a sua volta regina dei Nederlandesi. Eppure… viene derisa per il suo corpo. Prendiamo dai profili social de “La Stampa”: «Un giorno sarà regina, […], ma questo non la risparmia dagli attacchi feroci sul suo corpo. I bulli si scatenano sui social, ma anche con lettere che arrivano a palazzo deridendola per il suo essere “grassa”. Il fatshaming è una fattispecie del bullismo, e colpisce tantissime ragazze che per questo soffrono, vivono male, si nascondono. E anche se Amalia, per il suo ruolo deve essere forte chi la conosce dice che su questo è fragile, come è normale che sia. E ci si mettono anche i giornali come il magazine argentino “Caras” che, qualche anno fa, quando aveva 16 anni, la ha sbattuta in copertina descrivendola come “orgogliosamente plus-size” e “splendidamente in sovrappeso”.
Nel suo ultimo viaggio ufficiale, a inizio anno, con i genitori per presentarsi nei Caraibi olandesi, dove un giorno sarà regina, ancora commenti sul suo corpo, come se fosse questa l’unica definizione possibile per lei».
Bodyshaming, fatshaming termini à la page per definire eufemisticamente comportamenti molesti di giudizio sul corpo di quanti a loro volta vengono apostrofati come “leoni da tastiera”, persone che si nascondono dietro uno schermo e si permettono di sparare contro tutte e contro tutti. Questi si aggiungono a ragazze/i che sanno come tormentare la vita a tanti coetanee/i per l’aspetto fisico a tante ragazze e ragazzi, resi insicuri da commenti feroci e cretini. Ogni epoca ha avuto ignoranti che hanno ridotto a una “cosa” meravigliose/i ragazze/i. Quante persone insicure e apparentemente deboli hanno avuto lo stigma di non rispondere a canoni determinati, dettati da filtri dei social networks, dagli “influencer” (si noti non demonizziamo i primi e nemmeno i secondi: ce la prendiamo con gli sciocchi). Cosa si prova a “non essere giusti”? A non indossare gli indumenti giusti, a non avere i telefoni giusti, a non avere le misure del corpo giuste? Quali sono le conseguenze di questi commenti infami? Chi è adeguato? Chi è out?
Tra meno di un mese anche il nostro CDCA parteciperà alla Settimana Lilla con alcune iniziative (seguiteci e seguite www.settimanalilla.it). Parleremo, approfondiremo, conosceremo anche questi aspetti della sofferenza delle persone che vivono con difficoltà legate al corpo che si riversano sull’alimentazione, perché subiscono le pressioni degli altri, deficitando di sicurezza ed autostima. Affinché tutto questo non sia un’altra data sul calendario, vi preghiamo di riflettere nelle vostre classi, con i vostri insegnanti, con i vostri educatori in gruppi di riflessione, con i vostri genitori. Perché i valori si trasmettono parlando e con l’esempio.
Piccola precisazione Catharina-Amalia nell’anno 2021 ha stupito tutti rinunciando ad 1,6 milioni di euro dell’appannaggio reale: “Il 7 dicembre avrò 18 anni e, secondo la legge, riceverò un’indennità. La trovo decisamente scomoda, almeno fino a che non avrò fatto nulla per meritarmela – ha declinato con una lettera al primo ministro olandese – Voglio guadagnarmela e non riceverla per diritto acquisito”. Che donna!
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