Si può morire di cibo? Sì, si può. Troppo, troppo poco, non fa differenza.

In questi giorni in cui siamo presi dall’organizzazione della settimana Lilla esce nelle sale, il 23 febbraio, “The Whale”, del regista Darren Aronofsky. Il film è tratto dall’opera teatrale di Samuel D. Hunter e racconta la storia di un professore universitario, del suo disturbo da alimentazione incontrollata e di un dolore feroce che non è mai riuscito a superare. Charlie è un insegnante di letteratura inglese che tiene i suoi corsi online, spegnendo ad ogni lezione la fotocamera del computer per nascondere il suo aspetto agli studenti. Intrappolato nel suo appartamento, nascosto agli occhi del mondo, in preda ad una fame insaziabile, Charlie fa i conti con un corpo enorme, ingombrante, che trascina faticosamente da una stanza all’altra del suo appartamento appoggiandosi a un deambulatore, anche se la gran parte della giornata la passa seduto sul divano. Unica presenza un’amica, infermiera che tenta senza successo di convincerlo a ricoverarsi.

L’obesità, un malore, la lucida presa di coscienza del poco tempo che resta aprono la strada ad una riflessione del protagonista sulla propria vita, sulle scelte fatte e alla ricerca di un’ultima possibilità di riscatto (ma non diremo oltre per non rovinare la visione a chi lo vorrà guardare ☺️).

Come si può arrivare a ridursi in fin di vita a causa del cibo, semplicemente perché “manca la volontà” di dire basta? Chi mai può essere schiavo di un comportamento a tal punto da ripeterlo e ripeterlo ogni giorno, anche quando ci si accorge di andare incontro alla morte?

Eppure non si avverte giudizio qui. Nessun dito puntato. Il “disgusto” (termine utilizzato dal protagonista nel film) cede il passo all’empatia.

Perché in fin dei conti la fragilità, anche la più disarmante, ci riguarda un po’ tutti.

Questo film è importante perché è una finestra che si apre su una sofferenza troppo spesso banalizzata e considerata alla stregua della mancanza di volontà. Per questo le persone vengono svalutate e bullizzate pesantemente.

È possibile fermarsi un attimo.

È possibile lasciare da parte la vergogna, trovare il coraggio di chiedere aiuto, cambiare passo.

È possibile scrivere una storia diversa.

Grazie ad Aronofsky per questo contributo prezioso.

Grazie a Brendan Fraser per la strepitosa interpretazione.

Grazie a Chiara per aver visto per noi il film ed averci fatto pensare